Sudafrica: problemi e sfide chiave
22 marzo 2017

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Come ho scritto in precedenza, di recente ho avuto l’opportunità di recarmi in Sudafrica e di incontrare alcuni dirigenti di società locali, parlando anche con la gente ed osservando varie tendenze. È importante notare che, come Templeton Emerging Markets Group, investiamo adottando un approccio attivo bottom-up. Anche quando il quadro complessivo di un paese potrebbe sembrare cupo, vi sono sempre potenziali opportunità da scoprire. Investiamo dove rileviamo potenziale di valore, se riteniamo che una società offra fondamentali solidi e prospettive di lungo termine brillanti. In quest’ottica, desidero illustrare alcuni dei problemi principali che a nostro giudizio l’economia sudafricana deve affrontare, guardandovi dal punto di vista degli investitori.

Istruzione

Una delle aree di preoccupazione più importanti in Sudafrica è l’istruzione.  Senza una popolazione istruita, un paese non può compiere progressi, non soltanto in termini di sviluppo economico ma anche politico. In Sudafrica, proprio come in altre parti del mondo, i genitori desiderano fortemente che i propri figli facciano carriera ed abbiano una vita soddisfacente e sono pertanto disposti a fare sacrifici per la loro istruzione. Il governo non è stato purtroppo capace di fornire un numero di aule adeguato per i bambini in età scolare e molte infrastrutture governative esistenti nelle aree a basso reddito offrono istruzione di qualità insoddisfacente.

Parte del problema è legata ai vincoli di bilancio, ma esistono anche problemi amministrativi e legati alla corruzione. Corruption Watch, un’organizzazione non governativa, ha dichiarato di aver ricevuto, tra il 2012 ed il 2015, oltre 1.000 segnalazioni di presidi che avevano sottratto denaro dai conti bancari delle scuole.[1] Ha inoltre riportato che le cariche di preside sono così lucrative da essere oggetto di compravendita.

A causa di questi problemi, in Sudafrica è emerso un fiorente mercato di scuole private. Abbiamo visitato una struttura privata comprendente oltre 100 scuole, in rapida espansione, con nuovi istituti in apertura ogni anno. Alla luce dei problemi di capacità e qualità delle scuole di stato, nonché della mancanza di istituti scolastici nelle nuove aree in via di sviluppo, le famiglie della classe media cercano sempre più di iscrivere i figli in scuole private meno costose.

Il personale scolastico con cui abbiamo parlato ha raccontato che anche i genitori poveri sono disposti a sacrificare una percentuale rilevante del proprio reddito per mandare i figli in queste scuole, nell’intento di offrire loro la migliore istruzione possibile. Alcune di queste famiglie vivono in baracche di legno e lamiera, senza acqua corrente o servizi igienici. Il management della struttura scolastica sta lavorando su un modello “plug-and-play” che consenta di istituire scuole in tutto il paese, con una direzione centrale preposta alla gestione di sistemi informatici, materiali curriculari, sedi scolastiche ed amministrazione generale.

Per quanto riguarda le scuole di stato, ho saputo che i livelli di qualità variano in misura notevole. Passando in macchina in uno dei quartieri ad alto reddito di Città del Capo, ho visto una bella scuola, con edifici eccellenti e strutture sportive di tutti i tipi. Ho saputo che gli studenti che frequentano quella scuola hanno i voti più alti in base agli standard accademici del paese.

Altre scuole statali tuttavia sono sovraffollate e caratterizzate da standard bassissimi. L’organismo amministrativo locale di una scuola può addebitare rette aggiuntive agli studenti per mantenere determinati standard, strutture, ecc.; ciò significa che la qualità dell’istruzione è migliore nei quartieri più ricchi, dove le famiglie possono permettersi rette elevate, insostenibili per coloro che vivono nei quartieri poveri.

Nelle scuole statali, la qualità e la formazione degli insegnanti rappresentano un problema e sembra che non sia insolito trovare in scuole superiori insegnanti non diplomati. Si tratta di un residuo del cosiddetto sistema di istruzione “bantu”, risalente agli anni dell’apartheid, che negava la formazione degli insegnanti per la popolazione nera. Dato l’enorme impatto dell’istruzione sulla disoccupazione e lo sviluppo economico, speriamo che quest’area registri alcuni progressi che consentano anche ai bambini economicamente svantaggiati di accedere ad una buona istruzione.

Immigrazione

Una delle maggiori sfide ed opportunità per il Sudafrica è costituita dall’immigrazione da altre aree africane, con rifugiati che cercano protezione da persecuzioni o semplicemente un modo per vivere in una delle più ricche economie africane. Tra questi, vi sono numerosi immigranti illegali. La competizione per i posti di lavoro crea tensioni e violenze tra i rifugiati e le comunità locali, oltre a povertà e criminalità. I sudafricani di classe media e superiore rappresentano clienti importanti per le società che offrono servizi di sicurezza e comunità protette. Sebbene sia difficile fare confronti diretti, il settore della sicurezza privata in Sudafrica (comprendente circa 9.000 società registrate ed oltre 400.000 guardie private) è tra i più grandi del mondo in termini pro capite ed impiega un numero di persone più elevato rispetto alla polizia locale.[2] I crimini non possono tuttavia essere attribuiti soltanto agli immigranti e tra i fattori vi è anche una generale mancanza di applicazione delle leggi. L’immigrazione può avere un impatto positivo e, come abbiamo visto in altre parti del mondo, gli immigranti hanno apportato notevoli contributi all’economia ed alla cultura dei paesi in cui sono arrivati.

Infrastrutture e disuguaglianze

L’economia del Sudafrica è la seconda economia africana, dopo la Nigeria, ma con infrastrutture sostanzialmente migliori. Vanta un PIL pro capite relativamente elevato rispetto ad altri paesi dell’Africa sub-sahariana, ma presenta anche livelli estremi di ricchezza e povertà. All’ombra di ville multimilionarie, con splendide viste sull’oceano, vi sono centinaia di baracche in legno e lamiera. Il coefficiente di Gini, un indice delle disuguaglianze in termini di reddito, colloca il Sudafrica tra le società più discriminatorie al mondo.[3]

L’importanza dei vicini africani emerge chiaramente quando esaminiamo la situazione dell’energia elettrica nell’Africa meridionale. Situato tra Namibia, Mozambico, Botswana e Zimbabwe, il Sudafrica ha il vantaggio di condividere le risorse elettriche con questi paesi. Nello Zimbabwe, un’enorme centrale elettrica costruita su una gola del fiume Zambesi fornisce elettricità al Sudafrica nei periodi di scarsità, mentre l’eccesso di capacità sudafricana viene offerto quando questa scarsità interessa i paesi vicini.

Problemi del lavoro

Le politiche governative del Black Economic Empowerment hanno attirato le critiche di alcuni economisti perché, pur avendo creato ricchezza per alcune persone, non hanno coinvolto le masse su scala più ampia. Ciò nonostante, il black empowerment è un’importante iniziativa governativa. Le rigide normative sul lavoro e la mancanza di specializzazioni e sviluppo dell’istruzione hanno contribuito ad una disoccupazione su larga scala che rimane problematica.

Negli ultimi anni, l’industria mineraria sudafricana (un propulsore chiave dell’economia del paese) è stata gravata da parecchi problemi. Oltre al calo dei prezzi delle materie prime, la rivalità tra i sindacati ha accentuato le difficoltà sul fronte del lavoro, provocando uno degli scioperi più lunghi e violenti della storia del paese. Vari problemi legati al lavoro, quali norme onerose e debolezza dei prezzi delle materie prime, hanno costretto alcune società minerarie a vendere le attività meno redditizie ed a procedere a licenziamenti dove potevano, ma un rialzo dei prezzi dei metalli potrebbe aiutare il settore e favorire una migliore ripresa economica quest’anno.

Riforma fondiaria

La riforma fondiaria rappresenta un tema cruciale sin dalla fine dell’apartheid. Nel 2015, il Presidente Jacob Zuma ha dichiarato di voler vietare il possesso di terreni agli stranieri e limitare la superficie totale di terreni posseduti a 12.000 ettari per persona, indipendentemente dalla nazionalità. Il governo ha programmato di acquistare i terreni eccedenti tale limite e la loro redistribuzione. Nel 2017, Zuma ha affermato di voler accelerare il programma di riforma fondiaria. A tal fine è stato approvato l’Expropriation Bill (legge che consente allo stato l’esproprio dei terreni), ma la Corte Costituzionale ha bloccato il processo di riforma fondiaria per 18 mesi, dichiarando che il Parlamento doveva definire la Land Restitution Bill (legge volta a restituire i terreni a coloro che ne erano stati espropriati) prima di iniziare a consentire le nuove rivendicazioni dei terreni. Il disegno di legge era diventato legge nel 2014, consentendo a coloro che non avevano rispettato la scadenza del 1998 di presentare le rivendicazioni dei terreni. Il governo sudafricano calcola che serviranno tra 9 e 13 miliardi di dollari statunitensi per soddisfare le nuove rivendicazioni di terreni.

La legge proposta avrà probabilmente l’impatto maggiore sugli agricoltori commerciali; un portavoce del presidente ha chiarito che sarà applicata ai terreni agricoli, non alle proprietà destinate ad uso residenziale. Ciò comprende gli agricoltori locali, per i quali è da prevedere che la limitazione della superficie dei terreni posseduti restringerebbe l’ambito per economie di scala, qualora non vi fosse distinzione tra i livelli di terreno agricolo.

In apparenza, l’introduzione della legge da parte del partito di governo, l’African National Congress (ANC), intendeva placare le critiche del partito di sinistra radicale Economic Freedom Fighters (EFF), che richiedeva l’esproprio dei terreni senza alcun compenso, a causa del fallimento del modello governativo “willing-buyer willing-seller” (disponibilità dell’acquirente e del venditore). Ad oggi, non sono ancora entrati in vigore né il divieto di possesso dei terreni da parte degli stranieri, né il limite dei 12.000 ettari. L’EFF richiedeva inoltre l’esproprio delle miniere, cui l’ANC si è però opposto.

Imprese statali

Lo stato sudafricano è proprietario di circa 700 imprese, tra cui ferrovie, porti ed una gamma completa di società operanti in vari settori, chiamate “parastatali”. Gli stipendi dei dipendenti sono aumentati molto più rapidamente dell’inflazione ed anche le gratifiche per i funzionari governativi di alto rango sono salite velocemente. Il risultato è naturalmente che tutti vogliono lavorare per il governo ed alcuni osservatori affermano che gli stipendi governativi sono diventati troppo elevati. Le imprese statali sono a loro volta diventate sempre più inefficienti e gestite in modo inadeguato, diventando così onerose per le finanze governative.

La privatizzazione, da cui scaturirebbero maggiore trasparenza e rispetto degli obiettivi reddituali, è una soluzione per gestire la corruzione e le inefficienze delle società parastatali. I timori di perdite di posti di lavoro hanno alimentato l’opposizione a questa possibilità.

Abbiamo tuttavia osservato segnali dell’adozione di alcune misure volte a migliorare l’andamento delle società statali, inclusa l’assunzione di consulenti esterni in certi casi, allo scopo di trovare soluzioni (tra cui le ristrutturazioni) per incrementare i ricavi. I consulenti nominati non sono tuttavia esenti da critiche.

Viaggi e turismo

Al contempo, il turismo rappresenta una componente positiva dell’economia. Il Sudafrica rimane una delle destinazioni turistiche preferite: i lettori del britannico Telegraph hanno votato Città del Capo come “la migliore città del mondo” nel 2016, mentre il New York Times ha collocato Città del Capo al primo posto nel suo elenco di “52 posti in cui andare” nel 2014. L’International Council of Societies of Industrial Design ha a sua volta nominato la città come propria “World Design Capital 2014″.

Nelson Mandela pronunciò il suo primo discorso da uomo libero dal balcone del Municipio di Città del Capo. Lungo l’elegante Victoria and Alfred Waterfront si trovano le statue di quattro vincitori sudafricani del Premio Nobel: Albert Luthuli, Desmond Tutu, F. W. de Klerk e Nelson Mandela. A differenza di altre parti del paese dominate dall’ANC, la Democratic Alliance (DA) controlla l’area Western Cape, dove si è assicurata una netta maggioranza assoluta nelle elezioni del 2011 che ha portato Helen Zille, allora leader della DA, alla nomina di premier della provincia.

Città del Capo è cresciuta ad un buon ritmo grazie all’afflusso crescente di turisti richiamati dalle famose spiagge ed attrazioni. Anche l’industria tecnologica della città sta vivendo una fase di boom.

Durante il mio soggiorno a Città del Capo, gli affollati centri commerciali segnalavano la vitalità e l’intensità del turismo. Era difficile trovare ristoranti con tavoli liberi. Le precedenti restrizioni ai visti rappresentavano un ostacolo significativo per molti turisti stranieri, ma l’eliminazione delle politiche più onerose ha contribuito a rivitalizzare il flusso turistico. Personalmente, ho trovato facile il processo di ingresso nel paese. All’atterraggio a Città del Capo, non ho dovuto completare alcun modulo di immigrazione e ho semplicemente consegnato il passaporto al funzionario dell’immigrazione che l’ha controllato, sottoposto a scansione e restituito con un sorriso. Ho espletato velocemente tutte le formalità.

Nonostante tutte le difficoltà politiche ed economiche che il Sudafrica deve affrontare, il desiderio del popolo di vivere meglio ed offrire una migliore istruzione ai figli, di avere forti istituzioni nazionali, opportunità di piena occupazione e crescita economica più elevata significa che il futuro può essere molto più roseo.

Sebbene i progressi siano stati lenti, osserviamo segnali che alcuni dei fattori che hanno limitato la crescita nel 2016 sono probabilmente in via di miglioramento, come per esempio l’aumento dei prezzi delle materie prime in tutto il mondo e la riduzione degli scioperi dei minatori che hanno paralizzato il paese.

Non dobbiamo dimenticare che il Sudafrica è un’economia importante in termini di consumi e produzione (soprattutto di minerali) e che molte società sudafricane operano in tutta l’Africa. Quest’ampia esposizione al continente offre a nostro giudizio opportunità straordinarie in quanto in Africa vi sono alcune delle economia a crescita più alta del mondo. Il fatto che i redditi pro capite ora siano bassi significa che, partendo da tale bassa base, i tassi di crescita potrebbero essere ragguardevoli. Ed in molti casi, ciò significa che le opportunità per le società sudafricane apriranno a loro volta le porte ad un’ulteriore crescita.

Il Sudafrica ha molto da celebrare. È riuscito a porre termine all’apartheid, ha instaurato un governo democratico a partecipazione nazionale ed evitato il caos di massa che ha gravato su altri paesi africani passati da un controllo coloniale ad un regime democratico. Ora la sfida è continuare a perseguire condizioni economiche e politiche che diffondano il benessere in tutta la popolazione e costituiscano un esempio per il resto dell’Africa e del mondo.

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[1] Fonte: Corruption Watch, “Loss of Principle”, ottobre 2015.

[2] Fonti: Private Security Regulatory Authority, relazione annuale 2013–2014; International Trade Administration; Graduate Institute of Geneva Small Arms Survey 2011.

[3] Fonte: Statistics South Africa, “Poverty Trends in South Africa: An Examination of Absolute Poverty Between 2006 and 2011″.

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